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\\ Home : Archivio : 1.Societá dell'Informazione (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Mobspace (del 17/03/2011 @ 08:22:59, in 1.Societá dell'Informazione, linkato 1453 volte)


Oggi festeggiamo i 150 anni dell'Italia
- un Paese giovane, ma che ai nostri occhi sembra gia' vecchio decrepito.

L'occasione di oggi e' importantissima non tanto per ricordare gli eventi e personaggi del passato, ma soprattutto per cogliere l'essenza del loro messaggio e riflettere sulla necessita' di un nuovo risorgimento italiano. Questo, oggi piu' che mai, si rende necessario alla luce delle crisi multiple che stanno affliggendo il nostro Paese (ma non solo) - crisi economica, politica, ambientale e socio-culturale. A differenza di quello di ieri, il nuovo risorgimento di oggi sarebbe certamente meno sanguinoso, ma non privo di dure battaglie da combattere per affermare i capisaldi del nostro Paese. Personalmente, mi impegno per ribadire la funzione essenziale della scuola per la societa', l'importanza della ricerca come investimento per il futuro e non solo come costo, e la necessita' di valorizzare i giovani - ne abbiamo di validi, da sempre.

Come potrebbe partire il processo del nuovo risorgimento? La storia, essendo maestra di vita, ci indica una possibile strada da seguire: nell'ottocento, il romanticismo aveva favorito il sorgere di uno spirito nazionale e di spinte unitarie in tutta la penisola. Tuttavia, il processo politico del risorgimento partì dall'estero, ovvero dal Regno di Sardegna dei Savoia. Allo stesso modo, oggi il nuovo risorgimento italiano potrebbe partire proprio dai numerosi italiani che vivono all'estero e che hanno il desiderio, sempre più forte, di rinnovare e rilanciare realmente il nostro Paese. Qualcuno potrebbe obiettare che oggi non ci sono nuovi Cavour, Mazzini e Garibaldi, ne' un sostegno istituzionale forte come quello fornito dalla Casa Savoia allora. Per farla breve, come far partire un nuovo risorgimento senza quelle figure carismatiche che, a detta di tutti, hanno giocato un ruolo essenziale nella nostra unificazione?

A mio avviso, molti processi profondi di cambiamento sociale, oggi, non hanno necessariamente bisogno di leader riconosciuti. Le recente rivoluzioni Nord-Africane lo dimostrano: esse sono partite dal basso grazie ai social media. Esse hanno unito gente che, piu' o meno silenziosamente, avvertiva lo stesso bisogno di cambiamento. Prendiamo gli egiziani: in una prima fase, il social media ha permesso di far viaggiare questo desiderio di deporre Mubarak quasi alla velocita' della luce, cavalcando reti sociali e visualizzandolo in forma di "status update", commento o foto condivisa. Successivamente, sono sorti numerosi gruppi intorno alla stessa idea - la gente si e' organizzata ed ha cominciato a capire di non essere sola. E l'unione fa la forza. Questi gruppi hanno rinforzato la propria identita' tramite alcune figure carismatiche che si sono rivelate un po' piu' attive delle altre, per esempio su Twitter, raccogliendo in breve tempo migliaia di "followers". Nella fase finale, il desiderio di cambiamento si e' concretizzato ed e' passato dallo spazio virtuale dei social media a quello di piazza Tahrir. E tutti abbiamo seguito quello che e' successo...

In questo ragionamento si potrebbe anche inquadrare la recente protesta di Helsinki contro Berlusconi - organizzata tramite Facebook in quattro e quattr'otto da un gruppo di italiani in Finlandia. Certo, i cori erano tutti contro il nostro Premier e criticavano non solo la sua politica, ma soprattutto la sua condotta morale. Ad un'analisi piu' approfondita, cio' che viene maggiormente sottolineato dagli italiani all'estero e' lo stato attuale del nostro Paese, immobile da tempo immemore se non in chiaro declino (non solo economico). La protesta di Helsinki, percio', non va vista solo come una protesta anti-berlusconiana, ma soprattutto come una genuina spinta verso un nuovo risorgimento. Dal momento che questo implicherebbe anche una nuova classe dirigente, si puo' capire come il futuro dell'Italia, oggi piu' che mai, abbia bisogno di giovani preparati e motivati a creare un nuovo progetto unitario, quindi politico, per il nostro Paese. Viva l'Italia!
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Di Mobspace (del 22/10/2008 @ 12:37:07, in 1.Societá dell'Informazione, linkato 1140 volte)
I quattro anni di lavoro di ricerca su comunicazione e tecnologie digitali che ho condotto a TeliaSonera, operatore telefonico leader nei Paesi nordici, mi hanno arricchito non solo professionalmente, ma anche umanamente. Sicuramente, le interazioni quotidiane con i colleghi sul posto di lavoro sono una delle componenti fondamentali di questo processo di arricchimento. Non sono d'accordo con chi sostiene che le pause caffé o la chiacchierata di 5 minuti dopo pranzo siano tempo perso. Esse non solo contribuiscono a creare un ambiente di lavoro piacevole, ma forniscono, spesso casualmente, spunti che possono gettare le basi per idee innovative, nuove collaborazioni e soluzione di problemi di varia natura che risolti tradizionalmente (in modo individuale invece che collaborativo) richiederebbero un grande spreco di energie e tempo. Sembra un paradosso, ma non lavorare potrebbe favorire anzichè danneggiare la produttività di un'azienda. Il motivo? Il segreto risiede nel valore che hanno le informazioni che circolano durante le interazioni informali sul posto di lavoro. Tra i contatti di lavoro che praticano il "social networking" basato sulla comunicazione faccia a faccia, avviene un continuo "knowledge sharing" che permette alle persone più attive di sapere sempre chi ha la conoscenza necessaria per risolvere un certo problema.

Nel mio caso specifico, il mio network di interazioni professionali faccia a faccia non è così vasto come quello che gestisco su Internet in social network come Facebook o Linkedin, ma sicuramente è di una qualità molto superiore perchè possiede elementi che non si possono facilmente sviluppare online. Tra queste, la comprensione reciproca e la fiducia che hanno bisogno di tempo e di un continuo scambio di aggiornamenti, anche di pochi minuti, per svilupparsi. In questo senso, anche semplici gesti come sguardi o sorrisi aiutano enormemente, soprattutto quando si è in difficoltà o ci si sente soli a lottare con il mondo.

In molti casi questi elementi, basati su interazioni informali, nonostante siano alla base del benessere individuale, vengono messi in secondo piano da aziende mosse solo dalla logica della produttività e della crescita economica a tutti i costi. Nonostante la grave crisi finanziaria mondiale suggerisca che nuovi modelli di produzione, di lavoro e di stare insieme vadano vanno ricercati, i manager e l'organizzazione aziendale continuano a far finta di niente mantenendo o addirittura rafforzando alcune aspetti del modello capitalistico. Uno di questi riguarda la configurazione delle stanze di lavoro degli impiegati.



Per anni, ho lavorato in stanza con una collega da cui ho imparato tanto e che ho spesso aiutato con la mie competenze. In altri casi, ci siamo confrontati apertamente cercando insieme risposte mettendo in gioco le nostre conoscenze e convinzioni. Alla base di questo scambio continuo, vi era uno spazio fisico "aperto" di dialogo, favorito dalla mentalità aperta e disposta al dialogo delle persone coivolte. Venerdì scorso è stato l'ultimo giorno di lavoro di questa mia collega, Leena, che da anni era attiva in un settore che ormai non rientra più nelle "core competences" dell'azienda, ovvero la studio dell'evoluzione della Società dell'Informazione finlandese dal punto di vista del cittadino. Il suo licenziamento è solo uno dei tanti che ha operato l'azienda nell'ultimo anno, e il prossimo round di "riorganizzazione" è molto vicino. Bene, un week-end è bastato a qualcuno per innalzare un vero e proprio "muro" tra il mio spazio (nella foto, a sinistra) e quello che fu di Leena (a destra), ora destinato ad un nuovo impiegato. Cosa mi aspetto dalla relazione con il mio nuovo compagno d'ufficio, che sarà un uomo finlandese ? Se devo dire la verità, sono piuttosto pessimista. In primo luogo, perchè le donne in Finlandia sono molto più comunicative degli uomini, specialmente di quelli che lavorano nelle ICT. E inoltre perchè il muro che è stato innalzato in ufficio impedirà anche le piccole interazioni che erano possibili in precedenza. Ogni impiegato avrà la possibilità solo di confrontarsi con lo schermo del computer che gli è davanti; un'attitudine questa che contribuirà a lasciare invariati i miei e i suoi modi di pensare e di lavorare.

E già immagino uno scenario paradossale, ovvero quello del mio futuro collega di lavoro che, grazie alle avanzate tecnologie di comunicazione disponibili, avrà la possibilità di "trovarmi" e "comunicare" con me semplicemente perchè sarà il computer a suggerirgli il mio nome come persona più appropriata a risolvere un certo problema. Ahh il progresso....quelle informazioni preziose che prima si ottenevano durante la pausa caffè o nelle chiacchierate all'uscita dal lavoro ora si potranno cercare con una semplice "query" nel "social network" aziendale. Ma vuoi mettere??
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Di Mobspace (del 19/08/2008 @ 16:08:05, in 1.Societá dell'Informazione, linkato 833 volte)
pecore

Qualche giorno fa mi è arrivata una simpatica email che mi segnalava un'applicazione artistica per i vecchi telefoni di casa. Osservando le foto, che ho ritenuto opportuno condividere per la loro originalità, si può notare che anche le zampe e la pelle delle pecore siano ottenute con gli scarti di una tecnologia ormai superata dal "wireless".

Il messaggio da diffondere è che non ci sono limiti alla creatività umana, che riesce a trovare applicazioni interessanti (non solo artistiche, ma di tutti i tipi) ri-inventando i significati di oggetti progettati per altri scopi. Anche in questo modo i cittadini possono contribuire all'evoluzione della Società dell'Informazione.Meditare gente, meditare...
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Di Admin (del 16/05/2008 @ 14:07:00, in 1.Societá dell'Informazione, linkato 1211 volte)
Il programma di inchieste giornalistiche Report spesso tratta dei temi molto interessanti; nel contesto della Comunicazione Mobile, destò scalpore quello dedicato all'azienda H3G nel 2006 (citato nel mio libro nella sezione "modelli di business"). La scorsa settimana è andato in onda una nuova puntata dedicata al tema della salute dei cittadini di un'avanzata Società dell'Informazione. Tra i vari argomenti, veniva discussa la presunta pericolosità delle onde elettromagnetiche delle reti WiFi, che ormai si stanno diffondendo un po' ovunque e che sono d'indubbia utilità e convenienza. Come già accaduto per i telefonini, esistono studi che sostengono la pericolosità dell'esposizione prolungata alle onde del WiFi, mentre altri che le considerano innocue. Invito il lettore a seguire questa puntata estremamente interessante e disponibile sull'archivio RaiClick.

In questo post mi limito a presentare i punti su cui bisognerebbe riflettere:
1) i cittadini sono ormai abituati a mobilitarsi quando un operatore decide di installare un nuovo ripetitore vicino ad un centro abitato, una scuola...e gli stessi cittadini si mostrano entusiasti nel realizzare un sistema WiFi nella propria casa. Nel filmato di Report veniva proposta un'inchiesta inglese in cui si mostrava come le onde elettromagnetiche del WiFi fossero addirittura più intense di quelle dei ripetitori di telefonia mobile, soprattutto se l'attivitá dei computer è intensa (download continuo...). Sembra esistere pertanto un problema di conoscenza dei rischi da parte dei cittadini, forse dovuto anche alla scarsa sensibilizzazione da parte delle istituzioni e della aziende che offrono tali tecnologie. Come sostenuto nel servizio, in molti casi sembra sia stato ignorato il "principio della cautela".

2) diverse Società dell'Informazione mostrano una sensibilità differente verso il problema. Esistono governi, come quelli dei Paesi nordici, che sembrano riuscire a conciliare sia sviluppo sociale che economico. Il servizio mostrava come in Svezia dal 2003 sia stata accettata come patologia l'ipersensibilità elettromagnetica. Alcune persone (e probabilmente ce ne saranno sempre di più in futuro) sono più sensibili di altre alle onde elettromagnetiche; i sintomi più frequenti sono vertigini, difficoltà di concentrazione e minore rendimento della memoria a breve termine. Perchè queste persone dovrebbero essere insidiate, addirittura a casa propria, dalle installazioni WiFi dei vicini? Come tutelarle in luoghi pubblici, ormai tutti "coperti" da connettività WiFi? Nel caso del proprio spazio privato, se si ha questa patologia e si riscontrano "invasioni" di onde elettromagnetiche altrui, le istituzioni locali svedesi devono provvedere per legge a far dipingere a proprie spese il soffitto (o le pareti) della persona che soffre con una speciale pittura che "blocca" le onde, ovvero ha una funzione isolante. Questa si chiama sensibilità e servizio pubblico! Tanti altre Società dell'Informazione "avanzate" dovrebbero fare altrettanto se avessero un minimo di interesse per la salute dei propri cittadini (presenti e futuri). Al contrario, fanno finta che un problema non esiste semplicemente perchè "al momento non si possono riscontrare gli effetti negativi" o perchè "ci sono più studi che negano la pericolosità di quelli che la documentano". Bisogna rendersi conto che, come in molti altri casi, la scala di pericolosità adottata dalle organizzazioni, come l'OMS, è soltanto il frutto di un'accordo politico! E purtroppo verificare come, ancora una volta, la storia non insegna niente all'umanità. Nuove prodotti o materiali, come il DDT o l'amianto, sono stati impiegati in modo massiccio perchè con un'applicazione utile e ben precisa (il primo per uccidere insetti e il secondo come materiale edile); solo in seguito sono stati scoperti i loro effetti dannosi o tossici, quando era ormai troppo tardi per tante, tante persone...
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Di Mobspace (del 12/10/2007 @ 10:15:01, in 1.Societá dell'Informazione, linkato 1045 volte)
Di recente, mi sono imbattuto nella nuova strategia dell'informazione finlandese. Il titolo é interessante: "A renewing, human-centric and competitive Finland. The National Knowledge Society Strategy 2007-2015". Allo stesso tempo, ho letto sul web che la Finlandia si appresta a realizzare entro il 2015 la societá ubiqua basata sulla connettivitá (Ubiquitous Network Society). Ció che accumuna le due visioni é la centralitá dell'essere umano, e non della macchina, requisito necessario per non vedere materializzati gli scenari di 1984.

Ma cosa significa in pratica "societá dell'informazione dall'aspetto umano"? Quali sono gli elementi principali che la costituiscono? E quali le azioni necessarie che devono essere realizzate dal settore pubblico e privato per realizzarla?

Per trovare una risposta a queste domande, non si puó prescindere dalle varie definizioni di societá dell'informazione; nel mio libro, sostengo che nella ‘società dell’informazione’, la conoscenza é vista come prodotto. La convergenza multimediale enfatizza ancora di piú questo aspetto, ma si deve tenere presente anche la tendenza a
  1. considerarla post-moderna, ovvero solo dei consumi e del rischio/frammentazione per la contiguità di elementi di spazio – tempo senza centro ideale di contatto (v. per es. la pluralità dei ruoli di ogni individuo) –questo la renderebbe abbastanza in continuità con quella industriale)
  2. a puntare solo sulla crescita economica sfruttando e promovento il progresso tecnologico con conseguente rischio alienazione individuale (peraltro non più tempo libero privato e tempo pubblico del lavoro) e degrado ambientale
  3. a minimizzare i nodi del centro della rete sociale (es. multinazionali) con conseguenti squilibri (es. gap tra ricchi e poveri)

Al contrario, la "societá dell'informazione dall'aspetto umano" non enfatizza tanto l'aspetto economico (conoscenza = prodotto; competizione globale...). Al contrario, punta sullo sviluppo sociale per costruire
una “societá sostenibile”, in cui la crescita economica non é ignorata, ma risulta solo un effetto collaterale di strategie che puntano alla crescita sociale. Le nuove tecnologie, ed in particolare il telefonino, sono una delle

chiavi di volta per conciliare sviluppo economico e sociale. Come? Grazie all'implementazione di servizi che considerino gli utenti non solo come consumatori o "mucche da mungere", ma soprattutto in qualitá di cittadini attivi, creativi e responsabili. Il Web2.0 porta numerosi esempi di innovazioni prodotte dal basso e spesso sfruttate dalle multinazionali per ridurre/ottimizzare costi o dare una patina di innovazione alle proprie strategie (che comunque sono sempre e comunque solo orientate alla crescita economica). Per esempio, il famoso paradigma del "giornalista diffuso" spesso si riduce semplicemente ad uno strumento per ottenere foto di qualitá da pubblicare nel giornale (o nel suo sito), avvicinare ed incuriosire i lettori e presentarsi come un'azienda al passo coi tempi. Dal punto di vista dei costi, premiare un utente sconosciuto che invia una foto con 50 o 100 euro costa molto meno che stipendiare fotografi professionisti (o freelance).

Sono tanti gli esempi che si potrebbero presentare....in realtá, la vera innovazione esiste quando si incoraggiano gli utenti a passare da un modello basato sul consumo di risorse tangibili ad uno basato sul riutilizzo e la condivisione di esse. Per alcuni servizi, si deve invece passare dal consumo di risorse tangibili (limitate) al consumo di risorse intangibili (illimitate), ovvero elettroniche. Per esempio, incoraggiare le video-conferenze nei meeting aziendali e un modo di risparmiare sui loro spostamenti (aerei, ferroviari...) e ottenere risultati simili. La Finlandia é di nuovo all'avanguardia in questo settore:

(2007-09-26)Are you tired of travelling between Helsinki and Stockholm to weekly meetings? There is an alternative: The TelePresence video conference, where participants sit face-to-face around the same table as if they were physically in the same space. The service saves time, money and the environment.
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