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Di Mobspace (del 06/06/2008 @ 13:18:09, in 3.Personal Medium, linkato 1682 volte)

 

 

  I telefonini ormai fanno veramente di tutto; nel terzo capitolo di “Comunicazione Mobile” avevo addirittura paragonato il telefonino al coltellino svizzero, utile principalmente in situazioni di emergenza. Tra le ultime invenzioni, EMMA, il telefonino che fa l’ecografia, inventato dall’ideatore sudcoreano Hyoung Won, e addirittura il telefonino che fa il caffè, di cui non ricordo il nome, ma che ho avuto modo di vedere in un servizio dell’emittente Tv5 Monde. Sicuramente non ci fermeremo qui e presto si parlerà di porto d’armi necessario per acquistare i telefonini-pistola

In questo post vorrei soffermarmi non sulle nuove funzionalità che sono quotidianamente aggiunte al nostro inseparabile compagno, ma sul confronto con un oggetto che di tecnologico ha ben poco: la bottiglietta d’acqua. L’idea di fare un parallelo fra i due oggetti mi è venuta nel momento in cui stavo riempiendo a casa la mia bottiglietta da mezzo litro per portarla in treno. Ho pensato: 

“la bottiglietta d’acqua sta al rubinetto come il cellulare al telefono di casa”

Ovvero, la bottiglietta è un rubinetto “senza fili”, che permette di avere sempre accesso ad una risorsa preziosa, ovvero l’acqua. Pertanto, la prima similitudine fra i due riguarda la portabilità; purtroppo, la libertà dell’accesso (all’acqua o all’informazione/comunicazione) non è illimitata: infatti, entrambi gli oggetti hanno una limitata capacità, determinata rispettivamente dalla grandezza della bottiglietta e dalle proprietà della batteria. Quando è bevuta l’ultima goccia o quando appare il fatidico messaggio “batteria scarica” allora bisogna correre verso un punto dove ricaricare l’oggetto grazie ad un rubinetto o a una presa elettrica. In questo caso, la bottiglietta è più immediata in quanto non ha bisogno di un caricatore. Pertanto, questo ci fa concludere che entrambi gli oggetti sono ricaricabili. Inoltre sia la bottiglietta d’acqua che il telefonino, da soli, hanno poco valore, in quanto entrambi dipendono da una rete di fornitura della risorsa di cui hanno bisogno. La bottiglietta d’acqua dipende, attraverso il rubinetto, dalla rete idrica, mentre il telefonino dalla rete elettrica (per il caricamento della batteria) e dalla rete di telecomunicazioni (per il segnale). Se poi consideriamo anche le dipendenze con la rete Internet o WiFi per i vari accessi all’informazione, allora la situazione diventa ancora più complessa. Anche in questo caso, la bottiglietta vince il confronto in quanto presenta meno dipendenze per il funzionamento ottimale. E le somiglianze fra i due oggetti non finiscono qui! Infatti, sia la bottiglietta d’acqua che il telefonino sono oggetti personali e personalizzabili. In fatto di personalizzazione, il telefonino sicuramente presenta più possibilità, in quanto la bottiglietta può essere trasformata in “oggetto artistico” strappando l’etichetta, disegnandoci sopra con il pennarello o cambiando il tappo. Di sicuro comunque, molte più persone sono abituate a cambiare lo sfondo o la suoneria del proprio telefonino di quante invece si sbizzarriscono a personalizzare la propria bottiglietta. Per quanto riguarda invece la natura personale dell’oggetto, c’è da dire che entrambi hanno un possessore, ma possono essere condivisi con altri (offrendo un sorso d’acqua all’amico o dando la possibilità di fare una chiamata). Nella condivisione di risorse, il telefonino è più flessibile, in quanto non permette solo di condividere gli “atomi” (il telefonino), ma anche i “bit” (l’informazione). La natura digitale dell’informazione contenuta del telefonino fa sì che inviare un SMS, dare un numero di telefono ad un amico o trasferire una foto scattata grazie a Bluetooth siano tutti modi di condividere la comunicazione con altri.

Altre somiglianze possono essere trovate se si considera l’uso che si fa della bottiglietta d’acqua e del telefonino; entrambi si rivelano utili in emergenze, ma allo stesso tempo possono anche presentare dei pericoli per l’utente. Si pensi al caso delle bottigliette d’acqua contaminate da sostanze tossiche che diffuse nel Nord-Italia una vera e propria psicosi nel dicembre del 2003. Anche il telefonino si presenta come un’arma a doppio taglio, rivelandosi potenzialmente pericoloso per la propria salute (onde elettromagnetiche, distrazioni da telefonino, mobile addiction…) o per la propria privacy (intercettazioni), citando solo alcuni degli aspetti emersi dalle storie presentate dai media nel corso degli anni. Sia la bottiglia d’acqua che il telefonino, per essere usati al meglio, necessitano di conoscenza dello strumento da parte dell’utente, che in questo modo riesce a sfruttare le sue potenzialità e limitarne i rischi. Nel caso delle bottigliette d’acqua avvelenate, la maggior parte dei rischi poteva essere evitata semplicemente capovolgendo la bottiglietta prima dell’acquisto e vedendo se fuoriescono dal collo delle gocce. Di sicuro, dovendo giudicare tra bottiglia d’acqua e telefonino l’oggetto più sicuro, sceglieremmo il primo.

 

 bottiglia come communication mediumL’ultimo elemento di confronto riguarda la possibilità di replicare le caratteristiche dell’altro oggetto. Il telefonino riesce a offrire le funzioni di tanti altri oggetti d’uso quotidiano, come la televisione, la macchina fotografica, la cartina geografica…ma non è capace di tramutarsi in bottiglia d’acqua. Al contrario, la bottiglietta d’acqua si può trasformare in un “communication medium”; chi non ha mai sentito dire delle storie di naufraghi che hanno racchiuso le loro speranze di salvezza in un messaggio conservato all’interno di una bottiglietta? Mentre la comunicazione mobile viaggiava nell’etere, i messaggi in bottiglia erano affidati alle correnti dell’oceano, senza offrire né una garanzia di approdo né un eventuale soccorso. Il naufrago, infatti, contava sull’aiuto dello sconosciuto che eventualmente avrebbe letto il suo messaggio, mentre la comunicazione mobile avviene solitamente tra persone che si conoscono già.

Nonostante tutto, il messaggio in bottiglia dimostra la superiorità della bottiglietta d’acqua sul telefonino; per poter realmente “cambiare il mondo”, le nuove tecnologie non dovrebbero semplicemente offrire Internet o televisione sul telefonino. Troppo semplice! Esse sarebbero veramente innovazioni radicali se riuscissero a raggiungere la stessa potenza espressiva di un oggetto semplice come la bottiglietta, cioè offrendo la possibilità di accesso a risorse naturali indispensabili (come l’acqua). Qualche idea? Un telefonino-bacchetta rabdomante per reperire l’acqua nel sottosuolo o anche un telefonino con un filtro che renda potabile l’acqua salata…

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Di Admin (del 16/05/2008 @ 14:07:00, in 1.Societá dell'Informazione, linkato 1329 volte)
Il programma di inchieste giornalistiche Report spesso tratta dei temi molto interessanti; nel contesto della Comunicazione Mobile, destò scalpore quello dedicato all'azienda H3G nel 2006 (citato nel mio libro nella sezione "modelli di business"). La scorsa settimana è andato in onda una nuova puntata dedicata al tema della salute dei cittadini di un'avanzata Società dell'Informazione. Tra i vari argomenti, veniva discussa la presunta pericolosità delle onde elettromagnetiche delle reti WiFi, che ormai si stanno diffondendo un po' ovunque e che sono d'indubbia utilità e convenienza. Come già accaduto per i telefonini, esistono studi che sostengono la pericolosità dell'esposizione prolungata alle onde del WiFi, mentre altri che le considerano innocue. Invito il lettore a seguire questa puntata estremamente interessante e disponibile sull'archivio RaiClick.

In questo post mi limito a presentare i punti su cui bisognerebbe riflettere:
1) i cittadini sono ormai abituati a mobilitarsi quando un operatore decide di installare un nuovo ripetitore vicino ad un centro abitato, una scuola...e gli stessi cittadini si mostrano entusiasti nel realizzare un sistema WiFi nella propria casa. Nel filmato di Report veniva proposta un'inchiesta inglese in cui si mostrava come le onde elettromagnetiche del WiFi fossero addirittura più intense di quelle dei ripetitori di telefonia mobile, soprattutto se l'attivitá dei computer è intensa (download continuo...). Sembra esistere pertanto un problema di conoscenza dei rischi da parte dei cittadini, forse dovuto anche alla scarsa sensibilizzazione da parte delle istituzioni e della aziende che offrono tali tecnologie. Come sostenuto nel servizio, in molti casi sembra sia stato ignorato il "principio della cautela".

2) diverse Società dell'Informazione mostrano una sensibilità differente verso il problema. Esistono governi, come quelli dei Paesi nordici, che sembrano riuscire a conciliare sia sviluppo sociale che economico. Il servizio mostrava come in Svezia dal 2003 sia stata accettata come patologia l'ipersensibilità elettromagnetica. Alcune persone (e probabilmente ce ne saranno sempre di più in futuro) sono più sensibili di altre alle onde elettromagnetiche; i sintomi più frequenti sono vertigini, difficoltà di concentrazione e minore rendimento della memoria a breve termine. Perchè queste persone dovrebbero essere insidiate, addirittura a casa propria, dalle installazioni WiFi dei vicini? Come tutelarle in luoghi pubblici, ormai tutti "coperti" da connettività WiFi? Nel caso del proprio spazio privato, se si ha questa patologia e si riscontrano "invasioni" di onde elettromagnetiche altrui, le istituzioni locali svedesi devono provvedere per legge a far dipingere a proprie spese il soffitto (o le pareti) della persona che soffre con una speciale pittura che "blocca" le onde, ovvero ha una funzione isolante. Questa si chiama sensibilità e servizio pubblico! Tanti altre Società dell'Informazione "avanzate" dovrebbero fare altrettanto se avessero un minimo di interesse per la salute dei propri cittadini (presenti e futuri). Al contrario, fanno finta che un problema non esiste semplicemente perchè "al momento non si possono riscontrare gli effetti negativi" o perchè "ci sono più studi che negano la pericolosità di quelli che la documentano". Bisogna rendersi conto che, come in molti altri casi, la scala di pericolosità adottata dalle organizzazioni, come l'OMS, è soltanto il frutto di un'accordo politico! E purtroppo verificare come, ancora una volta, la storia non insegna niente all'umanità. Nuove prodotti o materiali, come il DDT o l'amianto, sono stati impiegati in modo massiccio perchè con un'applicazione utile e ben precisa (il primo per uccidere insetti e il secondo come materiale edile); solo in seguito sono stati scoperti i loro effetti dannosi o tossici, quando era ormai troppo tardi per tante, tante persone...
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Di Mobspace (del 28/03/2008 @ 12:49:43, in 5.Business Models, linkato 1863 volte)
La scorsa settimana sono stato a Stoccolma per una breve vacanza in occasione della Pasqua. Da buon turista, ho visitato le maggiori attrazioni della città, nonostante il freddo e la neve. Uno dei momenti più belli sicuramente è stato quello della visita al Vasa Museet, costruito in onore del vascello svedese che ospita, il Vasa appunto, recuperato negli anni Sessanta dopo un'imponente operazione di recupero.

la nave VasaCostruito in soli due anni (tra il 1626 e il 1628) su richiesta del Re Gustavo II Adolfo di Svezia, che mirava ad estendere il suoi già vasto regno, il vascello naufragò miseramente dopo appena 15 minuti del suo viaggio inaugurale, davanti ad una folla attonita. Il vascello si inabissò e circa 50 persone morirono, principalmente donne e bambini. Il Vasa era stato costruito per essere la nave da guerra più potente dell'epoca, ma non fece in tempo a misurarsi con le altre potenze per una serie di motivi: prima di tutto, sembra che il vascello fosse stato progettato male, con un centro di gravità troppo spostato verso l'alto e una zavorra insufficiente. Inoltre, i cannoni sarebbero stati piazzati troppo in alto, non contribuendo quindi a stabilizzare la nave. Sembra poi che questi difetti fossero stati già notati durante la costruzione, ma nessun tecnico e tantomeno i politici dell'entourage reale avevano il coraggio di rendere noti i problemi e chiedere modifiche di costruzione, che avrebbero rallentato la realizzazione del progetto, richiedendo tempo e denaro. Il naufragio del Vasa fu forse un segnale della fine del periodo di dominazione svedese durante la guerra dei trent'anni e ridimensionò le mire egemoniche della piccola, ma determinata potenza scandinava.

Cosa ci insegna oggi la storia del Vasa? Il messaggio più importante può essere riassunto anche da alcuni famosi proverbi italiani: "la gatta frettolosa fa i figli ciechi", "fare il passo più lungo della gamba" e "chi va piano va sano e va lontano". Nel contesto della Società dell'Informazione pochi Paesi riescono a seguire delle strategie di medio e lungo termine. Nella maggior parte dei casi, le decisioni sono mirate al breve termine e i risultati concreti devono essere subito presentati, pena il malcontento dei cittadini e le crisi politiche. Nel campo dell'economia globale, spesso l'azienda che ottiene il vantaggio competitivo è quella che riesce a lanciare prima delle altre un tipo di prodotto magari innovativo, ma spesso incompleto e migliorabile. Con questi tipi di pressioni politico-economiche, simili a quelle del re Gustavo II Adolto, sono in molti che rischiano di fare la fine del Vasa. Un esempio? Nel mercato mobile la Nokia è oggi leader incontrastata del mercato, ma altre aziende, un tempo non concorrenti, sono oggi entrate in competizione con essa: Apple ha lanciato l'iPhone, Google il sistema operativo Android solo per citare i due casi più famosi. E Nokia cerca di ribattere colpo su colpo, modificando la propria strategia e trasformandosi lentamente da costruttore di telefonini a vero e proprio service provider. In questa direzione si devono leggere gli acquisti di Navteq, specializzata nei servizi di mappe digitali, il cui leader oggi è proprio Google, e il previsto lancio di "Comes with Music", servizio che cercherà di contrastare Apple iTunes. La moderna "guerra dei 30 anni", combattuta navigando nell'oceano di Internet piuttosto che con veri e propri galeoni, ha comunque come scopo l'estensione del proprio dominio commerciale, secondo le leggi della New Economy. Cosa succederebbe se gli ingenti investimenti fatti, che richiedono il lancio quasi immediato di prodotti (vedi Nokia Ovi) che richiederebbero anni di messa a punto, non fossero ripagati velocemente dagli utenti? Beh, l'effetto a catena provocherebbe un disastro di proporzioni ben più grandi del naufragio del Vasa, facendo crollare le ambizioni di una potenza come un castello di carte quando avverte un leggero spiffero d'aria.
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Di Admin (del 02/03/2008 @ 12:43:39, in 0.Cierre Edizioni, linkato 1140 volte)
È uscito da qualche settimana il nuovo numero della rivista "Amici Scuola", il periodico del CIAS (Centro Internazionale Amici Scuola), che questa volta si è occupato della mia presentazione romana di Dicembre. L'articolo è a firma del Prof.Fulvio Bongiorno (Università Roma Tre) e descrive i vari momenti dell'evento che si è tenuto presso la sede della Banca Marche. Ho pensato di rendere disponibile l'articolo su queste pagine

CIAS_CopertinaCIAS_pag23
CIAS_pag24CIAS_pag25
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Di Mobspace (del 18/12/2007 @ 20:00:48, in 0.Cierre Edizioni, linkato 4344 volte)
Ad una settimana di distanza dalla presentazione del libro "Comunicazione Mobile" (Ed.Cierre, 2007), avvenuta a Roma presso la sede della Banca Marche, desidero ringraziare gli organizzatori e tutti coloro che erano presenti, nonostante le grandi difficoltà di quel giorno, collegate ai trasporti dovute allo sciopero dei TIR. La mia presentazione è stata preceduta dall'intervento del Prof.Bongiorno (Univ.Roma Tre), che ha adottato il testo per uno dei suoi corsi, e del'Ing.Antonetti (Telecom Italia). Tra gli interventi, quello del dr.Cappa, Direttore della Banca Marche, che ha sottolineato "l'attenzione e il costante impegno del suo Istituto per la promozione della cultura prodotta dalla sua Regione", e dell'On.le Colonnella, Sottosegretario per gli affari Regionali e le Autonomie Locali, che ha osservato "come il mondo della politica debba seriamente impegnarsi per favorire, all'interno di una società globale, un'evoluzione che, pur ricorrendo al supporto tecnologico, conservi un volto umano e non ignori la valorizzazione delle culture locali e delle loro tipicità". Tra il vasto pubblico di professionisti e imprenditori, vorrei citare la presenza del della Dott.ssa Gentili, Direttore organizzativo del CeSMa (Centro Studi Marche), del Prof.Coccia, Presidente del CIAS (Centro Internazionale Amici della Scuola), del dr.Cutuli, che ha collaborato alla mia pubblicazione e del dr Capomasi, Editore del libro. Per coloro che non hanno potuto partecipare, ho pensato di fare una cosa gradita preparando una videolezione tratta dal mio intervento di quel giorno. Questo contenuto, della durata di circa 37 minuti, è disponibile e liberamente utilizzabile, a patto che si citi la fonte (questo blog) e l'autore (il sottoscritto). Ritengo che iniziative come questa appena conclusa siano utili per la sensibilizzazione del pubblico italiano sulle opportunità e rischi della convergenza multimediale e per la promozione presso gli "addetti ai lavori" di un nuovo modo di affrontare queste tematiche, basato su dialogo e confronto fra le varie prospettive. Colgo l'occasione anche per porgere i miei più sinceri auguri di Buon Natale.
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