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Di Mobspace (del 17/03/2011 @ 08:22:59, in 1.Societá dell'Informazione, linkato 1474 volte)


Oggi festeggiamo i 150 anni dell'Italia
- un Paese giovane, ma che ai nostri occhi sembra gia' vecchio decrepito.

L'occasione di oggi e' importantissima non tanto per ricordare gli eventi e personaggi del passato, ma soprattutto per cogliere l'essenza del loro messaggio e riflettere sulla necessita' di un nuovo risorgimento italiano. Questo, oggi piu' che mai, si rende necessario alla luce delle crisi multiple che stanno affliggendo il nostro Paese (ma non solo) - crisi economica, politica, ambientale e socio-culturale. A differenza di quello di ieri, il nuovo risorgimento di oggi sarebbe certamente meno sanguinoso, ma non privo di dure battaglie da combattere per affermare i capisaldi del nostro Paese. Personalmente, mi impegno per ribadire la funzione essenziale della scuola per la societa', l'importanza della ricerca come investimento per il futuro e non solo come costo, e la necessita' di valorizzare i giovani - ne abbiamo di validi, da sempre.

Come potrebbe partire il processo del nuovo risorgimento? La storia, essendo maestra di vita, ci indica una possibile strada da seguire: nell'ottocento, il romanticismo aveva favorito il sorgere di uno spirito nazionale e di spinte unitarie in tutta la penisola. Tuttavia, il processo politico del risorgimento partì dall'estero, ovvero dal Regno di Sardegna dei Savoia. Allo stesso modo, oggi il nuovo risorgimento italiano potrebbe partire proprio dai numerosi italiani che vivono all'estero e che hanno il desiderio, sempre più forte, di rinnovare e rilanciare realmente il nostro Paese. Qualcuno potrebbe obiettare che oggi non ci sono nuovi Cavour, Mazzini e Garibaldi, ne' un sostegno istituzionale forte come quello fornito dalla Casa Savoia allora. Per farla breve, come far partire un nuovo risorgimento senza quelle figure carismatiche che, a detta di tutti, hanno giocato un ruolo essenziale nella nostra unificazione?

A mio avviso, molti processi profondi di cambiamento sociale, oggi, non hanno necessariamente bisogno di leader riconosciuti. Le recente rivoluzioni Nord-Africane lo dimostrano: esse sono partite dal basso grazie ai social media. Esse hanno unito gente che, piu' o meno silenziosamente, avvertiva lo stesso bisogno di cambiamento. Prendiamo gli egiziani: in una prima fase, il social media ha permesso di far viaggiare questo desiderio di deporre Mubarak quasi alla velocita' della luce, cavalcando reti sociali e visualizzandolo in forma di "status update", commento o foto condivisa. Successivamente, sono sorti numerosi gruppi intorno alla stessa idea - la gente si e' organizzata ed ha cominciato a capire di non essere sola. E l'unione fa la forza. Questi gruppi hanno rinforzato la propria identita' tramite alcune figure carismatiche che si sono rivelate un po' piu' attive delle altre, per esempio su Twitter, raccogliendo in breve tempo migliaia di "followers". Nella fase finale, il desiderio di cambiamento si e' concretizzato ed e' passato dallo spazio virtuale dei social media a quello di piazza Tahrir. E tutti abbiamo seguito quello che e' successo...

In questo ragionamento si potrebbe anche inquadrare la recente protesta di Helsinki contro Berlusconi - organizzata tramite Facebook in quattro e quattr'otto da un gruppo di italiani in Finlandia. Certo, i cori erano tutti contro il nostro Premier e criticavano non solo la sua politica, ma soprattutto la sua condotta morale. Ad un'analisi piu' approfondita, cio' che viene maggiormente sottolineato dagli italiani all'estero e' lo stato attuale del nostro Paese, immobile da tempo immemore se non in chiaro declino (non solo economico). La protesta di Helsinki, percio', non va vista solo come una protesta anti-berlusconiana, ma soprattutto come una genuina spinta verso un nuovo risorgimento. Dal momento che questo implicherebbe anche una nuova classe dirigente, si puo' capire come il futuro dell'Italia, oggi piu' che mai, abbia bisogno di giovani preparati e motivati a creare un nuovo progetto unitario, quindi politico, per il nostro Paese. Viva l'Italia!
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