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Di Mobspace (del 22/10/2008 @ 12:37:07, in 1.Societá dell'Informazione, linkato 1129 volte)
I quattro anni di lavoro di ricerca su comunicazione e tecnologie digitali che ho condotto a TeliaSonera, operatore telefonico leader nei Paesi nordici, mi hanno arricchito non solo professionalmente, ma anche umanamente. Sicuramente, le interazioni quotidiane con i colleghi sul posto di lavoro sono una delle componenti fondamentali di questo processo di arricchimento. Non sono d'accordo con chi sostiene che le pause caffé o la chiacchierata di 5 minuti dopo pranzo siano tempo perso. Esse non solo contribuiscono a creare un ambiente di lavoro piacevole, ma forniscono, spesso casualmente, spunti che possono gettare le basi per idee innovative, nuove collaborazioni e soluzione di problemi di varia natura che risolti tradizionalmente (in modo individuale invece che collaborativo) richiederebbero un grande spreco di energie e tempo. Sembra un paradosso, ma non lavorare potrebbe favorire anzichè danneggiare la produttività di un'azienda. Il motivo? Il segreto risiede nel valore che hanno le informazioni che circolano durante le interazioni informali sul posto di lavoro. Tra i contatti di lavoro che praticano il "social networking" basato sulla comunicazione faccia a faccia, avviene un continuo "knowledge sharing" che permette alle persone più attive di sapere sempre chi ha la conoscenza necessaria per risolvere un certo problema.

Nel mio caso specifico, il mio network di interazioni professionali faccia a faccia non è così vasto come quello che gestisco su Internet in social network come Facebook o Linkedin, ma sicuramente è di una qualità molto superiore perchè possiede elementi che non si possono facilmente sviluppare online. Tra queste, la comprensione reciproca e la fiducia che hanno bisogno di tempo e di un continuo scambio di aggiornamenti, anche di pochi minuti, per svilupparsi. In questo senso, anche semplici gesti come sguardi o sorrisi aiutano enormemente, soprattutto quando si è in difficoltà o ci si sente soli a lottare con il mondo.

In molti casi questi elementi, basati su interazioni informali, nonostante siano alla base del benessere individuale, vengono messi in secondo piano da aziende mosse solo dalla logica della produttività e della crescita economica a tutti i costi. Nonostante la grave crisi finanziaria mondiale suggerisca che nuovi modelli di produzione, di lavoro e di stare insieme vadano vanno ricercati, i manager e l'organizzazione aziendale continuano a far finta di niente mantenendo o addirittura rafforzando alcune aspetti del modello capitalistico. Uno di questi riguarda la configurazione delle stanze di lavoro degli impiegati.



Per anni, ho lavorato in stanza con una collega da cui ho imparato tanto e che ho spesso aiutato con la mie competenze. In altri casi, ci siamo confrontati apertamente cercando insieme risposte mettendo in gioco le nostre conoscenze e convinzioni. Alla base di questo scambio continuo, vi era uno spazio fisico "aperto" di dialogo, favorito dalla mentalità aperta e disposta al dialogo delle persone coivolte. Venerdì scorso è stato l'ultimo giorno di lavoro di questa mia collega, Leena, che da anni era attiva in un settore che ormai non rientra più nelle "core competences" dell'azienda, ovvero la studio dell'evoluzione della Società dell'Informazione finlandese dal punto di vista del cittadino. Il suo licenziamento è solo uno dei tanti che ha operato l'azienda nell'ultimo anno, e il prossimo round di "riorganizzazione" è molto vicino. Bene, un week-end è bastato a qualcuno per innalzare un vero e proprio "muro" tra il mio spazio (nella foto, a sinistra) e quello che fu di Leena (a destra), ora destinato ad un nuovo impiegato. Cosa mi aspetto dalla relazione con il mio nuovo compagno d'ufficio, che sarà un uomo finlandese ? Se devo dire la verità, sono piuttosto pessimista. In primo luogo, perchè le donne in Finlandia sono molto più comunicative degli uomini, specialmente di quelli che lavorano nelle ICT. E inoltre perchè il muro che è stato innalzato in ufficio impedirà anche le piccole interazioni che erano possibili in precedenza. Ogni impiegato avrà la possibilità solo di confrontarsi con lo schermo del computer che gli è davanti; un'attitudine questa che contribuirà a lasciare invariati i miei e i suoi modi di pensare e di lavorare.

E già immagino uno scenario paradossale, ovvero quello del mio futuro collega di lavoro che, grazie alle avanzate tecnologie di comunicazione disponibili, avrà la possibilità di "trovarmi" e "comunicare" con me semplicemente perchè sarà il computer a suggerirgli il mio nome come persona più appropriata a risolvere un certo problema. Ahh il progresso....quelle informazioni preziose che prima si ottenevano durante la pausa caffè o nelle chiacchierate all'uscita dal lavoro ora si potranno cercare con una semplice "query" nel "social network" aziendale. Ma vuoi mettere??
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