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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Andrea Lugano (del 26/02/2007 @ 16:55:57, in 5.Business Models, linkato 1113 volte)
La Commissione alle attività produttive della Camera ha approvato l'emendamento che elimina i costi di ricarica per i telefonini e le tasse per l’intero settore delle telecomunicazioni (internet, tv e telefoni fissi). La Commissione ha inoltre bocciato due emendamenti in senso contrario proposti da Forza Italia. Il primo posticipava di ulteriori 60 giorni l'entrata in vigore della norma che vieta i costi fissi sulle ricariche, mentre il secondo proponeva di escludere il settore del digitale terrestre dal divieto di far pagare costi di ricarica sulle schede prepagate. E’ stata quindi confermata per il 4 marzo la data ufficiale per l’eliminazione dei costi di ricarica. Oltre a questi scompare anche la fastidiosa “scadenza” del traffico telefonico delle carte prepagate. Fino ad oggi infatti, il credito telefonico se non ricaricato ogni 12 mesi, veniva azzerato. Questo sistema andava a penalizzare soprattutto i giovani e gli anziani, che in realtà sarebbero le fasce piú degne di tutela. L'eliminazione dei costi di ricarica rientra nel piano del Governo di un ampliamento della liberalizzazione a tutto il settore delle telecomunicazioni. Il che dovrebbe tradursi, nei prossimi anni, in una diminuzione generale dei costi. La norma, ha infatti assicurato il sottosegretario allo sviluppo economico, Filippo Bubbico, non porterà ad un aumento delle tariffe (in Italia sono giá tra le piú alte d’Europa) bensí ad una diminuzione. Da sottolineare il fatto che i costi di ricarica non erano una “tassa governativa”, ma andavano direttamente a rimpinguare le casse degli operatori. Se ci si aggiunge poi il costo dello scatto alla risposta (altra anomalia tutta italiana), si capisce bene che i costi per gli utenti di telefonia in Italia, sono ben piú alti di quelli pubblicizzati nei piani tariffari delle varie compagnie. Il caso italiano è un tipico esempio di “cartello” tra operatori. Non dimentichiamoci che Wind, al suo ingresso sul mercato, si differenziava proprio per non avere costi di ricarica, ma dopo pochi mesi si adeguó introducendola. Questa abolizione è una bella notizia quindi per noi utenti; un brutto colpo invece per Tim, Vodafone, Wind e 3, che nel 2005, grazie alle ricariche, hanno avuto un introito di 1.714 miliardi di euro. Grazie a questo emendamento l'Italia si mette ora in regola rispetto al resto dell'Unione Europea. Su Cosix abbiamo sottolineato più volte il ruolo centrale che l’utente ha nella societá dell’informazione. Non a caso l’iniziativa che ha portato all’abolizione dei costi di ricarica è nata dal basso, e precisamente da Andrea D’Ambra , un utente italiano che ha inviato all’Unione Europea una email, nella speranza di metter fine a questa anomalia tutta italiana. Alla email è seguita una mobilitazione on-line che si è tradotta in una petizione per l’abolizione dei costi di ricarica da parte degli utenti italiani, che, grazie anche alla pubblicità fatta dal blog di Beppe Grillo, è arrivata a 810.000 firme. La commissione Europea ha risposto cosí all’utente italiano: "La Commissione la ringrazia per averci fornito tali dati che sono considerati utili per lo svolgimento delle proprie attività, con particolare riguardo a quella di monitoraggio dello sviluppo della concorrenza nel mercato delle telecomunicazioni, anche al fine di assicurare e proteggere gli interessi dei consumatori. A tal fine, mi preme sottolinearLe che la Direzione generale della Concorrenza della Commissione europea tiene nella massima considerazione quanto da Lei indicato ed ha provveduto a prendere contatto con le Autorità italiane al fine di ottenere ulteriori informazioni su quanto da Lei denunciato. " Premesso il fatto che sicuramente a Bruxells giá da tempo conoscevano benissimo la situazione delle telecomunicazioni in Italia. Ma devono davvero essere i singoli cittadini a doversi mobilitare, a raccogliere firme e a fare appello a organi sovranazionali per dare il via a indagini sulla concorrenza o ad altre questioni? Sicuramente sì, almeno fino a quando perdurerá una certa inerzia da parte delle istituzioni e dei vari uomini politici nazionali, di qualsiasi schieramento, sui quali gravano spesso le pressioni dei grandi gruppi industriali, che non vogliono perdere i loro profitti. Siamo quindi noi utenti a doverci attivare e mobilitare in associazioni di consumatori , comitati, o anche singolarmente, sfruttando le enormi potenzialità offerte dalla Rete e dai telefonini. Oggi per i costi di ricarica dei telefonini, domani forse per gli altissimi costi delle nostre banche (chissá perché in Italia costa cosí tanto aprire/mantenere/chiudere un conto corrente quando all’estero è quasi gratis?) e per chissà quante altre battaglie. E non dimentichiamoci che sono i nostri comportamenti di acquisto e le nostre iniziative quotidiane a far muovere l’economia e ad avere influenza nei palazzi del potere. Voglio lanciare una provocazione: il tanto dibattuto problema del riscaldamento globale, dovuto ai gas serra e a un insostenibile sfruttamento delle risorse del pianeta, sta mettendo in pericolo l’abitabilitá del nostro pianeta. Troverá mai soluzione dall’alto, dai palazzi del potere? Chi avrá la forza di andare contro gli interessi delle multinazionali che controllano e sfruttano il pianeta? O qualcosa potrá cambiare dal basso, da noi cittadini, stanchi di stagioni impazzite e disastri ambientali (i costi sociali dell’inquinamento li paghiamo noi, non le aziende che inquinano). Che cosa succederebbe se un giorno, grazie alla Rete, vi fosse una mobilitazione planetaria per invocare un cambio di rotta ai signori del Palazzo?
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Di Adriano (del 19/02/2007 @ 20:00:00, in 3.Personal Medium, linkato 1132 volte)
Siamo quotidianamente circondati da smartphones (comunemente anche chiamati cellulari) dotati delle più avanzate tecnologie. Oggi è possibile per cui visitare pagine web, controllare la propria casella di posta, scaricare files audio, video, pdf, word e molto altro ancora sul proprio smartphone. Ma quanti di noi nel momento in cui ci siamo trovati davanti alla scelta fra due o più smartphones hanno preso la loro decisione conoscendo realmente le potenzialità della tecnologia WAP-WML o XHTML o del Mobile Browsing? Per loro e per tutti coloro che siano interessati ad approfondire queste conoscenze in una rappresentazione dei concetti semplice e chiara ecco alcuni documenti che vi potrebbero essere utili!

Mobile Browsing - 1.0 -
Push to talk - 1.0 -
Mobile video - 1.0 -
Presence - 1.0 -

N.B. Il numero (es. 1.0) identifica la release del documento nel caso vi siano sviluppi o futuri approfondimenti.
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Di Mobspace (del 17/02/2007 @ 18:52:07, in 6.Controllori o Controllati?, linkato 1046 volte)
Qualche giorno fa leggevo un articolo piuttosto interessante riportato da Repubblica.it e riguardante il "caso" nato dal francobollo emesso dalle poste finlandesi avente l'immagine dell'ex ufficiale nazista Erich Priebke. La notizia si é diffusa dopo che il giornale argentino "Diario Popular" aveva pubblicato una foto del figlio di Priebke, Jorge, risiedente in Argentina, che aveva ricevuto una lettera inviatagli da Helsinki e affrancata con il volto di suo padre.PriebkeCome é possibile che un ex ufficiale nazista finisca in una serie filatelica? Grazie alle nuove tecnologie, che specialmente in Finlandia vengono particolarmente apprezzate e integrate a processi tradizionali, come quello delle emissioni filateliche. Come ci ha insegnato il Web2.0, gli utenti possono essere considerati non solo consumatori di un prodotto, ma anche creatori e promotori dello stesso. Nel caso dei francobolli, perché limitarsi a far comprare delle serie ufficiali? I consumatori possono anche crearselo il loro francobollo, personalizzando ancor piú la lettera o cartolina da spedire. Questa é stata l'idea innovativa avuta dalle poste finlandesi durante lo scorso periodo natalizio, lanciata con il nome "i tuoi francobolli". Il popolo finlandese, che secondo studi internazionali é il piú onesto del mondo, avrebbe dovuto inserire come immagini innocenti e allegre...perché non inserire allora quella di "nonno Priebke", la cui immagine sembra sia poco conosciuta a Helsinki e dintorni?
Non é comunque la prima volta che un episodio tale si verifica...come riportato dal blog Vaccari.it, "la filatelia in tempo reale", l'operatore statunitense Stamps.com realizzò esemplari dedicati a vari protagonisti della cronaca, fra cui Ted Kaczynski, meglio noto come “Unabomber”. Nel caso specifico, a richiederli fu “The smoking gun” (Court tv), che intendeva appunto mostrare gli inconvenienti del servizio.
In seguito all'interesse della stampa nostrana, l'ambasciata finlandese in Italia ha rilasciato un comunicato in cui viene riportato che "tutte le ordinazioni di francobolli personalizzati passano al setaccio di una censura molto severa. Al momento dell’ordinazione viene richiesto di comunicare il nome, l’indirizzo e l’e-mail dell’ordinante. Il pagamento avviene immediatamente tramite la carta di credito oppure tramite i canali delle banche on line finlandesi. Dai dati tecnici dei pagamenti, le Poste possono successivamente risalireall’ordinante". Questo meccanismo viene considerato "sicuro"; di conseguenza, continua la nota dell'ambasciata, "la foto di Priebke non avrebbe mai superato lo screening preventivo delle Poste". Se ne conclude che il "Priebke" dello scandalo é un falso.
Sará veramente cosí? Crediamo di sí, anche se errare é umano e un meccanismo di censura, per quanto ben congegnato, non é mai sicuro al 100%. Concludendo, il limite dello user-generated content, libero per sua natura, é proprio il dover essere soggetto ad un controllo piú ferreo da parte di chi lo diffonde. Per l'utente che lo pubblica, credendo di poter fare ció che si vuole, l'impressione di libertá puó tramutarsi in un'arma a doppio taglio..nel caso non si trattasse di un falso, cosa potrebbe succedere quando la polizia finlandese risalirá al tipo che ha avuto la "genialata" di creare il "Priebken merkki"?
PS: Merkki significa francobollo in finlandese
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Di Nath (del 11/02/2007 @ 13:04:09, in 6.Controllori o Controllati?, linkato 885 volte)
Leggendo il numero di Gennaio di "Le Monde Diplomatique", mi sono soffermata su un articolo molto interessante scritto da Eric Klinenberg, professore associato di sociologia alla New York University.
Interessato alle relazioni tra Internet e il controllo dell'informazione, secondo Klinenberg Internet è diventato un media associato all'idea di libertà assoluta. Infatti, esso permette a tutti non solo di accedere all'informazione voluta, ma anche di commentarla e di diffondere notizie proprie.

edemocracy

Secondo i dirigenti americani di gruppi mediatici e i loro alleati al Congresso, le leggi che regolano i mezzi di communicazione tradizionali ("old media") sono diventate inutili a causa della diversità della natura dell'informazione stessa presente su Internet. Secondo Klinenberg, ad un occhio piú attento non sfuggirebbe che l'informazione non è così diversificata quanto si potrebbe pensare. Inoltre, non è nemmeno accessibilie a tutti. In primo luogo, non è cosi' diversificata perché, di fronte allo sviluppo sempre più crescente del giornalismo di terreno privato dai bloggers, i gruppi di media più potenti ricorrono a Internet per fare sentire la loro voce e il loro potere. L'idea secondo la quale le nuove tecnologie dell'informazione avrebbero reso la Rete il non-luogo ideale per la democrazia é purtroppo solo un mito. Infatti, invece di aumentare il numero di voci influenti, ha portato i gruppi mediatici piú influenti a stringere alleanze e controllare servizi in cui chiunque puó dire la sua.
Secondo il rapporto 2006 sui media del PEJ (Project for excellence in journalism), tra i venti siti più visitati, diciassette di essi erano associati ai grandi gruppi dell'informazione tradizionale. I grandi di Internet, come per esempio Yahoo, AOL, data l'esigenza di offrire informazione in tempo reale, non fanno altro che riportare contenuti presi da agenzie di informazione tradizionali. Visto che la maggioranza degli utenti di Internet si informa tramite un numero ristretto di fonti, ne consegue che la varietá di opinioni ne é gravemente limitata.
Un altro fatto interessante che avrebbe come effetto paradossale di rinforzare i media giá influenti sono le innumerevoli false notizie che circolano su Internet. Questa mancanza di affidabilità nelle fonti che potrebbero essere meno legate al "potere", come i bloggers, incita molti consumatori a consultare solamente i siti delle fonti considerate affidabili.
L'altro mito da sfatare é quello riguardante l'accessibilitá dell'informazione. Infatti, secondo il "Centro per il futuro digitale" dell'università della California del Sud, il 21% della popolazione americana non ha utilizzato internet nemmeno una volta nel 2005 e il 33% non ha internet a casa. Le persone ricche e istruite sono più in grado di utilizzare Internet e di trovare l'informazione che cercano, mentre i più poveri e meno istruiti si limitano ai siti commerciali e dei grandi media.
Finché l'accesso a Internet e la capacità di dire la propria non saranno distribuiti nella società in modo più equo, esisterá il rischio di aggravare ulteriormente il "divide" non solo digitale, ma anche sociale, che concede possibilitá solo a una elite, escludendo la massa. Quindi, la possibilitá di realizzare una societá della conoscenza aperta a tutti rimarrá solo un'utopia se i flussi del potere rimarranno nelle mani di pochi. Sono ormai generazioni che gli storici dei media avvertono: le nuove tecnologie potrebbero cambiare il mondo, ma in realtá non impediscono ad un numero ridotto di multinazionali di dominare il mercato e rivolgersi principalmente al segmento di popolazione più privilegiato.
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Di Mobspace (del 08/02/2007 @ 16:05:15, in 4.Mobile Web2.0, linkato 1039 volte)
Sembreró monotono, ma dopo il post di qualche giorno fa sulle difficoltá a vedere i contenuti in streaming delle Iene all'estero, ritorno a parlare dello stesso programma, che mi si rivela una fonte inesauribile di ispirazione...
La settimana scorsa nella sezione Approfondimenti del sito della trasmissione é stato lanciato l'esperimento "Questo l'ho detto io!". In pratica la iena Gip prepara un filmato e lo offre agli utenti senza audio, incoraggiandoli ad inventare situazioni divertenti ed originali. In palio, invece di soldi e/o buoni, si avrá un minuto di gloria, con la propria composizione in onda all'interno del programma.
Non c'é che dire, le Iene hanno ancora una volta fatto centro, utilizzando le nuove tecnologie per valorizzare il proprio prodotto ad un costo praticamente nullo. In pochi giorni, giá sono presenti cinque versioni "remixate" del video, che sicuramente aumenteranno nei prossimi giorni.
A dire la veritá, comunque, l'idea di doppiare un video non é nuova...l'Italia, terra di artisti e creativi (magari anche un po' cretini) ha giá sfornato nel corso degli anni, dei veri e propri "maestri" del genere. Citiamone qualcuno: Leone di Lernia , che ha realizzato in era pre-Internet parodie di canzoni famose, i cui testi sono stati definiti dalla critica come uno dei "rari esempi di goliardica letteratura dissacrante applicata alla disco-music" (Belmonti). Rimanendo sempre in ambito "demenziale", sono molto conosciuti anche i Gem Boy, nati un po' per gioco nel lontano 1992. Simili ai Gem Boy, ma con impronta prettamente romanesca, sono i Prophilax, che hanno anche doppiato interi film, utilizzando un vocabolario piuttosto pesante e scurrile. Molti altri gruppi sono sorti recentemente, caratterizzandosi per l'utilizzo di espressioni dialettali. Tra essi, cito i 7Cervelli, che delle amiche mi hanno fatto recentemente conoscere.
Per chi volesse saperne di piú, puó consultare la voce "Ridoppiaggio" su Wikipedia , che contiene anche informazioni interessanti sugli aspetti legali connessi al ridoppiaggio, o dare un'occhiata ai numerosi esperimenti presenti su YouTube. Buona visione!
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